La Somma di Zero Virgola…

C’è una cosa che mi infastidisce da quando è iniziata l’emergenza corona virus e continua a disturbarmi nonostante siano passati mesi. Non vorrei essere fraintesa e una premessa è doverosa: le donazioni a fin di bene sono encomiabili.

Ciò detto, il reiterarsi di inviti incessanti a versare somme per la protezione civile con tanto di conto corrente in evidenza, mi indispone parecchio. Tante persone generose, tante donazioni ad uno stato che non se le merita, che non ha la virtù di saperle spendere con profitto, di distribuirle con efficacia e di ottimizzare gli sforzi di chi si priva ulteriormente in un momento di difficoltà e incertezza. Il Gran Visir di tutti i visir che tanto sapientemente dovrebbe gestire il comparto viene investito di grandi responsabilità anche economiche e remunerato con somme ragguardevoli che per decenza e poca trasparenza non è dato sapere.

E’ cosa nota che il commissario Arcuri, dopo essere approdato a Invitalia, tanti anni fa, aveva uno stipendio annuale di 950 mila euro per poi ridursi a “soli” 300 mila “tutto compreso” a seguito di alcuni tagli. Oggi non si sa a quanto ammonti il suo salario con questo nuovo incarico: ciò che è certo, è che se dovesse risarcire i contribuenti per la pessima gestione, lo ritroveremmo annoverato nelle file della caritas checchè ne dica il di lui protettore Conte. Si, perché se Arcuri fa un errore, piuttosto che fare ammenda ne fa un altro più grande… come i matrimoni riparatori: nodi su nodi che quando vengono al pettine son dolori. E pensare che proprio lui, su Repubblica, il 26/4/2014 tuonava: “Stipendi legati ai risultati…..così si volta pagina”.

E lo sanno bene le aziende che hanno convertito la loro produzione in mascherine con investimenti importanti e che si sono poi trovati il prezzo calmierato inferiore al costo di produzione. Ma anche allora il nostro “eroe” non è certo tornato sui suoi passi, impegnandosi a comprare comunque le mascherine a prezzo più elevato, tanto, come si dice, paga pantalone e magari a babbo morto! Il solito pasticcio all’italiana che non ha ne capo né coda ma una grande emorragia di risorse nel mezzo.

Ma il nodo cruciale sono i soldi che anche se pochi diventano tanti quando sommati. Avete mai provato a rifare la somma dello scontrino del supermercato perchè sembrava sbagliata? Io sì e sempre con la solita domanda in testa “come posso avere speso tanto comprando solo prodotti da pochi euro, da “zero virgola”? Ma è la somma, diceva Totò, che fa il totale e la somma ahimè non è mai sbagliata.

E allora, smettiamola di credere che non può essere questo stipendio o quella spesa evitata in grado di risolvere la situazione perchè a nessuno di noi, umili commentatori, è dato saperlo. In un bilancio famigliare, così come in un’azienda si sommano le entrate e si ponderano le uscite. Tutte le uscite, perché non ci sono rivoli o rivoletti che le possano ripianare.

Mi piacerebbe perdere giorni ad analizzare una bella estrazione di dati in excel dal titolo “persone a libro paga statale”: manager e salariati vari, dipendenti rai, uffici pubblici, politici, uscieri e via dicendo. Una bella lista completa, un bel grassetto che evidenzi il totale, un bel filtro, una pivot e via con i tagli… per poi aprire un altro foglio con un altro titolo e così fino allo sfinimento…

Troppo semplice? Forse, ma i burattini che si alternano nei teatrini di inutili commissioni, incarichi e poltrone sono sempre gli stessi: c’è chi prende 10 stipendi e chi non ne prende uno, chi ne prende uno che vale 10 o 10 che valgono uno. E allora fino a quando chi spende (noi) non saprà con trasparenza e ordine quanto si spende, quanto si incassa e quanto viene “parcheggiato” chissà dove, non ritengo di dover alimentare un calderone indistinto e confuso dal quale poter attingere a piene mani senza scrupoli .

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