Tu chiamali se vuoi Egoisti.

Una cosa è certa, mai come quest’anno ho toccato con mano la poca, insufficiente, diciamo pure inesistente, credibilità dell’uomo. Di sicuro non ci ha messo molto la ragazzina che ero a capire che non avrei dovuto dar credito a tutte le promesse scambiate fugacemente. “Sicuramente ci vediamo, organizziamo, facciamo, decidiamo…”: l’avverbio “sicuramente” è diventato dapprima sinonimo di “probabilmente” per poi scadere in un pietoso “difficilmente”. Non per cattiveria, certo, ma solo perchè ognuno ha impegni e priorità che mutano con la stessa velocità con cui si cambia il pannolino ad un bambino.

Altrettanto rapidamente ho capito che la politica aveva poco da spartire con il buon senso e la trasparenza e che la convenienza nella scala dei valori non aveva competitor né mai l’avrebbe avuta. Quello che non avevo compreso è che ciascuno, a modo suo, è un politicante praticante, pronto a sperimentare la propria filosofia alla bisogna. Così come l’automobilista che inveisce contro i pedoni se ne dimentica quando lo diventa lui stesso, così il semplice cittadino si scaglia contro i politici fino a diventarlo quando la vita gliene dà la possibilità. L’attuale e surreale situazione, sospesa tra il sogno- dove si può lavorare in pigiama sul divano di casa, ovvero non lavorare affatto prendendo lo stipendio- e l’incubo- in cui non si lavora e nemmeno si mangia- ha anche agevolato un esercito “di mezzo” in cui i lavoratori ingenuamente pensano di non aver cambiato le proprie abitudini, ma intimamente hanno smarrito la voglia di lavorare, di collaborare, di migliorare. Senza fare di ogni erba un fascio, penso per esempio a due istituti bancari di mia conoscenza. In un ambiente protetto e rilassato, tra distese e futili conversazioni tra colleghi in totale assenza di clienti, l’impiegato di turno, appellandosi a non si quale DPCM di sorta, avanzava l’assurda e rivendicata pretesa dell’obbligo di fissare un appuntamento per usufruire del bancomat all’interno della banca. E mentre mi domandavo se fossi vittima di candid camera realizzavo amaramente che ero solo in presenza dell’ennesimo poco credibile politicante travestito da quello che un tempo si chiamava lavoratore.

Ma “Il peggio la’ da veni, disse vello che ingoio una roncola e la ricao per il manio” (trad. Al peggio non c’è mai fine) e infatti il podio della incredibilità lo meritano tutti coloro che pontificano con serafica noncuranza che bisogna chiudere tutto, che bisogna stare a casa perchè la salute viene prima e non è barattabile. Ma và?! Peccato che i messia del lock down senza se e senza ma siano gli stessi che il pranzo con la cena lo assemblano in gastronomia, siano quelli che il lavoro continuano ad esercitarlo magari in modo agevolato e più redditizio, siano addirittura quelli che con il covid hanno salvato il bilancio e il deretano. E via con la fiera dell’incoerenza con chi è riuscito a tenere aperto per “gentile concessione” o per un escamotage, con chi il plexiglass lo vende a chi lo compra per rimanere chiuso, o chi, come i calciatori, ha pieno diritto di assembrarsi senza mascherine né distanziamenti, mentre a prendere la multa è un povero cittadino seduto solingo su una panchina per rispettare il distanziamento. Probabilmente se la parola fosse legittimata dalla coerenza e dalla credibilità si correrebbe il rischio di avere una società muta, ma per (s)fortuna, non corriamo questo rischio.

Non credibili, incoerenti? tu chiamali, se vuoi egoisti.

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 3.0 Italia.

Lascia un commento