Touché

La pubblicità dell’Esselunga mi ha commosso. 

Non ho figli, sono divorziata e i miei genitori sono sposati da più di 50 anni.

Eppure non capisco le polemiche, e tantomeno le critiche per l’unica pubblicità che anziché fare un piacere agli adulti, consumatori o produttori che siano, manifesta in modo delicato, quasi poetico, il disagio e la tristezza di tutti quei bambini che silenziosamente soffrono per situazioni simili.

Finalmente qualcuno ha dato una voce, la più vera e la più scomoda a chi più di tutti subisce separazioni e divorzi: il mio plauso a chi l’ha pensata. 

Per una volta la supremazia del business, del marketing e del dio denaro sembrano essere subordinate ad un valore superiore e collettivo che riguarda gli affetti e rientra nella sfera più personale e meno monetizzata di ciascuno. E alla fine, ironia della sorte, una “Non-pubblicità” diventa “La pubblicità” per eccellenza di cui tutti parlano, commentano e si ricordano.

Touché, direbbe l’ipocrisia, colpita e affondata.

Non sono tra quelli che vogliono fare di ogni erba un fascio e sono certa che molti bambini siano più amati da genitori separati che da “coppie scoppiate” ma le realtà sono tante. E le coscienze di molti, sempre più assopite e protette da comodi paraventi, continuerebbero a derubricare le voci sommesse e fragili dei bambini a trascurabili e fastidiosi rumori di sottofondo.

Grazie a chi, in un modo o nell’altro, ricorda a noi adulti quello che non vogliamo vedere o sentire per continuare a fare quello che ci fa comodo senza rimorsi o scrupoli.  

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