Fuoko

Un attimo prima che tutto abbia fine: un tempo sospeso in cui rimani a fissare le foto che hanno immortalato momenti sparsi nel tempo con una persona fuori dal comune. Un attimo prima che si chiuda un sipario e se ne apra un altro, eterno, più adeguato ad un uomo che rimarrà impresso in chi l’ha conosciuto. Un amico dal primo istante, un animatore per vocazione più che per necessità, un attore per passione e capacità innate. Aveva un modo tutto suo di raccontare e quell’ italiano misto al dialetto bustocco non smetteva di incantarti, anche quando la storia la conoscevi già.

Dinamico, divertente, ottimista, buono… che senso ha descrivere una bella persona? Si finisce con l’essere banali e scontati facendolo assomigliare ad altre persone che altri hanno descritto così prima di te.

Lui era Fuoko, e chi non l’ha conosciuto non potrà mai davvero sapere quanto quel soprannome fosse appropriato e perchè mancherà così tanto.

La Raffa

f.

Ci sono momenti nella mia vita che sembrano essere appartenuti ad un’altra persona.

Sono come dei puntini segnati sulla mia linea del tempo: reali perché vissuti, ma surreali nel ricordo.

Eppure  ti può capitare di incontrare qualcuno che a distanza di decenni ti riporti ad uno di quei puntini.

Era  un  ragazzo che oggi definirei  “fuori dal comune”.

L’avevo visto in un pomeriggio di fine dicembre in una profumeria, per caso. E l’avevo rivisto quella stessa sera ad una festa.

Lo avevo colpito perché ero diversa dalle ragazze che frequentava: ero semplice, non avevo strategie.

Aveva parlato per ore, l’avevo ascoltato per ore, incurante del mio coprifuoco.

Mi aveva affascinato il suo stile a metà strada tra il bello e il dannato, l’intellettuale e il dandy.

La prima volta che lo vidi indossava un cappottino in pelle che non avrei più dimenticato. 

Ho fatto parte della sua vita e lui della mia per non più di  pochi attimi se paragonati al mio (quasi) mezzo secolo di vita eppure è una delle persone che mi ricorderò per sempre.

Avrei voluto saperlo felice e realizzato in qualche parte del mondo ma in fondo ho sempre saputo che si sarebbe “perso”: Intelligente, colto, educato e generoso ma soprattutto ostaggio delle sue fragilità.

Non so cosa avrebbe potuto salvarlo da se stesso.

Gli auguro con tutto il cuore di trovare un angolo di pace in cui fermarsi e assaporare il suo “champagnino” preferito.

I’m a soldier of freedom in the army of man
We are the chosen, we’re the partisan, alright
The cause it is noble and the cause it is just
We are ready to pay with our lives if we must

Ride Across The River- Dire Straits

Istruzioni Vitali

Una ragazza che avrebbe dovuto laurearsi è stata uccisa dall’ex fidanzato.

Ha studiato per tutta la sua vita ma non ha imparato come proteggersi da se stessa (per tutti quei sensi di colpa che non le hanno mai permesso di allontanarsi dal suo carnefice) e dall’altro, che è stata la causa del suo fine vita.

Servirebbe un manuale d’uso, un bignami di istruzioni che aiuti a conoscerci, a proteggerci e a capire come vivere. Un percorso di studi che parta da piccoli e che ci accompagni davvero per tutta la vita.

Si può scegliere di dire di “no” senza per questo sentirsi in difetto o colpevole. E’ un traguardo che qualcuno impara da solo, altri non lo impareranno mai e altri ancora avranno bisogno di qualcuno che gli insegni a legittimarsi.

La scuola è in continua evoluzione, si tolgono materie, se ne aggiungono altre, si fanno modifiche e si cambia la didattica, ma in fondo non si colmano mai i bisogni formativi ed educativi dell’allievo. 

E se si cominciasse da subito ad insegnare ai bambini ad amarsi e ad amare nel modo giusto? A conoscersi e ad indagare i propri malesseri con senso critico e gli strumenti conoscitivi appropriati?

Alle elementari avevo un’insegnate, ora ne hanno aggiunte un paio: chissà, forse una di loro dovrebbe essere una(o) psicologa(o).

Touché

La pubblicità dell’Esselunga mi ha commosso. 

Non ho figli, sono divorziata e i miei genitori sono sposati da più di 50 anni.

Eppure non capisco le polemiche, e tantomeno le critiche per l’unica pubblicità che anziché fare un piacere agli adulti, consumatori o produttori che siano, manifesta in modo delicato, quasi poetico, il disagio e la tristezza di tutti quei bambini che silenziosamente soffrono per situazioni simili.

Finalmente qualcuno ha dato una voce, la più vera e la più scomoda a chi più di tutti subisce separazioni e divorzi: il mio plauso a chi l’ha pensata. 

Per una volta la supremazia del business, del marketing e del dio denaro sembrano essere subordinate ad un valore superiore e collettivo che riguarda gli affetti e rientra nella sfera più personale e meno monetizzata di ciascuno. E alla fine, ironia della sorte, una “Non-pubblicità” diventa “La pubblicità” per eccellenza di cui tutti parlano, commentano e si ricordano.

Touché, direbbe l’ipocrisia, colpita e affondata.

Non sono tra quelli che vogliono fare di ogni erba un fascio e sono certa che molti bambini siano più amati da genitori separati che da “coppie scoppiate” ma le realtà sono tante. E le coscienze di molti, sempre più assopite e protette da comodi paraventi, continuerebbero a derubricare le voci sommesse e fragili dei bambini a trascurabili e fastidiosi rumori di sottofondo.

Grazie a chi, in un modo o nell’altro, ricorda a noi adulti quello che non vogliamo vedere o sentire per continuare a fare quello che ci fa comodo senza rimorsi o scrupoli.  

Qualcuno la fermi! …o no?!

Di nuovo Chiara Ferragni a far parlare di sé. E non ci sarebbe nulla di strano se le stranezze riguardassero solo lei. È il suo mestiere, faccia un po’ quel che le pare…

Succede però che Lei un lunedì mattina si sia svegliata con la voglia di andare in giro per la città senza gonna o pantaloni ma indossando solo un body ammiccante e collant trasparenti. Di certo non c’è da preoccuparsi per chi, come lei, trascorre la vita su un eterno palcoscenico in assoluta sicurezza. Allo stesso modo le “maison” possono ispirarla sfilando qualsiasi outfit sulle passerelle purché non lo si metta “ a terra” sdoganandolo tra noi comuni mortali. Si perché, purtroppo per noi, la signora Ferragni in Lucia influenza (inspiegabilmente) orde di ragazzine prive di discernimento nonché figlie di una generazione paladina delle libertà a prescindere, che la elevano senza riserve a modello da emulare.

La prospettiva che adolescenti(non tutte per fortuna ma comunque troppe) potrebbero uscire di casa così (s)vestite sarebbe a dir poco terribile perché noi sappiamo molto bene che non viviamo in un mondo perfetto (tantomeno su una passerella) e che le conseguenze ci sono eccome!

Eppure ho come l’impressione di essere una dei pochi a spaventarsi e a provare un’irriducibile senso di impotenza. Si perché i più vengono “provvidenzialmente”soccorsi dall’ipocrisia e dalla superficialità che lavano le coscienze e trasferiscono le responsabilità.

Non mi resta che accettare la realtà: può non piacermi ma non posso certo negarla.

Se però vi ostinate ad aumentare un simile potere nelle mani di soggetti inadeguati con la stessa logica con cui affidereste un mitra nelle mani di una scimmia urlatrice, dovete anche farvi carico delle conseguenze senza prendervela con “il mondo e il sistema” se qualcosa va storto. Le vostre figlie non dovrebbero correre rischi inutili perché alla fine, comunque, chi è causa del suo male non può che piangere se stesso.🤷‍♀️

Povertà o ricchezza?

Mi addentro per caso e per pochi minuti nelle dinamiche di Nomadelfia guardando un programma in tv. mi commuovo. mi informo.

Mi accorgo che non hanno nulla di quello che ho io e che io non ho nulla di quello che hanno loro.

Sembra un pianeta diverso, abitato dalla versione migliore del genere umano. Condivisione, aiuto reciproco, accoglienza, semplicità, amore, fratellanza. Sembra tutto naturale e scontato ma non credo lo sia. Credo sia il risultato di un percorso non senza difficoltà, conflitti e problemi ma che porta in un “altrove” per pochi. Un’isola felice per loro, che può risultare troppo difficile per chi, come me, è un povero consumista del XXI secolo allo sbando.

Rendersi utile, aiutare chi ha bisogno, ricomprendere l’io nel noi: forse questa la ricetta per riempire il vuoto, per dare un senso ad una vita che non sembra averne. Ma serve coraggio, e quanto, per mettersi un passo indietro, per uscire dall’egoismo, per archiviare il possesso come espressione dell’essere. Comprendere l’altro, accettarlo e amarlo com’è, perdonarlo se necessario. Non uno, non due, ma tanti, tutti. E non una volta, non due, ma sempre.

Una vocazione, un traguardo tanto difficile quanto prezioso è il risultato che si raggiunge. Non è per tutti ma solo per i migliori: non si può comprare, non si può barare, non ci sono coincidenze fortuite o scorciatoie. E non si può fingere perchè se non lo sei, non resisti.

Forse questo stile di vita limita il “progresso” tecnologico e sociale ma siamo davvero sicuri che si tratti di progresso e che ci sia molto da rimpiangere?

Lunga vita a Nomadelfia e agli Illuminati che la popolano.

“Sa Caseta”

Nessuno pensa di essere immortale così come nessuno pensa di poter morire da un momento all’altro….e non è una questione di giovinezza, è una questione di attitudine comune un pò a tutti.

Conoscevo una signora. Non c’è più da ieri.

Sembrava una nonnina ma non lo era, nella realtà e nell’indole. Vedova con 3 figli ormai grandi, viveva per la maggior parte dell’anno vicino a Barcellona ma niente e nessuno le impediva di venire da sola a Formentera qualche mese all’anno. Era più vicina ai 90 che agli 80 e per più di 50 anni aveva trovato in quest’isoletta il suo buen retiro. Sfrecciava con la sua Nissan agée sulle stradine polverose: due cuscini sul sedile per garantirle la visuale e un piedino tutt’altro che leggero sull’acceleratore.

Era mia vicina di casa e quando passava salutava con 2 colpi di clacson sperando che qualcuno si affacciasse per fare 2 chiacchiere.

La conoscevo da più di 30 anni: minuta, gentile e schietta, ciarliera ed istruita, era diventata, con il passare dell’età e la percezione di essere sempre più sola, ancora più socievole -se mai fosse stato possibile.

In tanti la conoscevano o la riconoscevano per i suoi outfit sgargianti abbinati a cappellini o ad ombrellini parasole.

Ho sempre pensato che la sua vita sia stata all’insegna della libertà, scevra da troppi perbenismi o ipocrisie ma con solidi valori morali e che Formentera l’abbia istintivamente accolta come membro onorario per innato adattamento allo spirito dell’isola. Fu lei che nel mezzo di un discorso sull’amoralità di certi comportamenti si espresse dicendo che casa sua non sarebbe mai diventata un “Puti-club”: la parola più buffa ed eloquente che avessi mai sentito e scoppiai inadeguatamente a ridere.

Per qualche strana ragione, l’anno scorso la sua “sa caseta” aveva dovuto cambiare nome… e lei aveva dipinto il nuovo nome sull’insegna in legno all’ingresso del vialetto. In pochi avranno notato quella nuova scritta verde dal tratto leggero e incerto perchè per tutti rimarrà sempre “la casetta” di Pilar.

RIP

160519-160522… La Ricerca Continua

Abbiamo un serbatoio di tempo che una volta aperto non si può chiudere, inizia a scorrere in tutte le direzioni se non sei in grado di dirigerlo. Tempo da buttare, tempo per provare, per cambiare, per conoscersi e anche solo per sognare: tempo che piano piano si assottiglia. Specchiarsi nelle esperienze, nelle persone, nella vita, e avere il coraggio di cambiare strada fino a quando si troverà quella giusta, da percorrere con il sorriso.

mi domando se sia sufficiente esistere per vivere o sia necessario vivere per esistere.

Sprofondiamo in sabbie mobili, appesantiti da fardelli inutili che ci addossiamo o ci vengono caricati sulle spalle: tutto è complicato. E poi penso alle mie nonne che si sono congedate centenarie da questa vita. Donne di altri tempi, donne concrete, disilluse, forse ciniche ma semplici. Idee chiare, di buon senso. I loro consigli, la saggezza della sintesi, della vita senza orpelli o schermature. Penso che non abbiano mai pensato alla differenza tra vivere ed esistere. Penso che per loro fosse la stessa cosa. 

3 anni fa Gotham City con il suo grigiore è diventata Formentera con il cielo celeste. Uomini con la bombetta come nei quadri di Magritte sono ora turisti dai lineamenti distesi e sorridenti alla ricerca di leggerezza e divertimento. Non più orari da rispettare ma tempo da spendere. Mi trovo qui per scelta e non per vacanza, per mesi e non per giorni, per lavoro e non per divertimento.

chi sei, cosa vuoi e il senso della vita… annosi quesiti a cui tutti vogliono rispondere senza avere le risposte.

Ho cambiato vita (e non è così facile come può sembrare) perché non ero felice e continuerò a cambiarla per dare alla mia anima quello di cui ha bisogno per vivere ed esistere, per dare un senso, un verso e una direzione al mio tempo che scorre. Non c’è una ricetta, non lo trovi scritto da nessuna parte e chi vuole insegnartelo non fa che inquinare il tuo io con il suo, i tuoi desideri con i suoi fino a perderti.

Ho 47 anni, ancora non so chi sono e dove vado… la ricerca continua per trovare il mio posto nel mondo.

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“ti auguro ogni fortuna e successo e soprattutto che tu sia felice”

Non è un giorno qualsiasi, è il giorno del mio compleanno e questo è il messaggio di un caro amico. ma se ti scende una lacrima nel leggerlo, non puoi non interrogarti.

I soldi meglio spesi della mia vita sono quelli che ho investito per curare la mia anima e la mia mente e la fortuna è stata aver incontrato una psicologa in grado di fornirmi strumenti utili per galleggiare nel mio mare oscuro. Ho imparato che per stare bene devo capire cosa mi rattrista o mi rallegra, cosa mi dà energia e cosa me la toglie.

Per una persona malinconica come me, queste giornate sono terreno fertile per analisi e bilanci, autocritiche e ricordi e anche se negli anni ho cercato di addolcire la dicotomia tra lo spleen e l’allegria, arrivo a malapena alla sufficienza.

“che tu sia felice”… questo è il nodo vero. quando troverò il mio posto nel mondo? quando sarò felice davvero?

“probabilmente mai” è il commento di chi mi conosce.

Pensieri Ruvidi

Che il mestiere del genitore sia il più difficile del mondo non sono io a dirlo. Soprattutto perchè figli non ne ho e non ne avrò. E’ bene anche escludere dal ragionamento tutte le situazioni criminali che, come è ovvio, vanno solo condannate e non meritano menzione. Fatte queste premesse, non credo che tutti abbiano il diritto di essere genitori e non credo che la buona fede sia sufficiente a giustificare tutti i comportamenti, anche se leciti. Un figlio nasce come una lavagna bianca su cui il genitore, prima di qualsiasi altro, comincerà a scrivere. Non è un quaderno in cui basta girare pagina per non vedere ciò che è stato scritto prima: le parole si sovrascrivono e ciascuna sarà la base per quelle successive. E poi c’è il colore di sfondo che il genitore tingerà con il suo approccio, i suoi sentimenti e con la sua voglia (o meno) di vivere.

Non si parla di responsabilità, leitmotiv della mia vita. Non credo che i figli ne abbiano, e anche i genitori, in fondo, sono a loro volta vittime dei propri .

Anche se negli anni ci siamo abbuffati di ingombranti sovrastrutture sociali, l’uomo rimane un animale semplice nella sua essenza e credo che le cose fondamentali per una vita felice siano comunque rimaste poche.

Non è importante che la casa sia lussuosa o modesta, l’importante è la sua resistenza agli uragani a cui verrà sottoposta. E tutto parte da lontano, da subito: dal legame silenzioso con la mamma prima e dal rapporto chiassoso con il padre, dopo.

I soldi possono comprare tante cose, soprattutto l’illusione di quella libertà dell’anima che i tuoi genitori non sono stati in grado di tramandarti . Perchè le radici non devono essere sabbie mobili, gli insegnamenti non devono essere comandamenti, l’affetto deve dare respiro, non soffocare.

Figli come un’appendice di chi li ha generati o un mero strumento per la realizzazione del genitore e dei suoi progetti. Figli come controfigure o semplici comparse più o meno marginali, più o meno utili e inconsapevoli che popolano le trame dei film dei propri genitori. E poi le domande, fatte per conoscere e capire o al contrario per sapere e avere tutto sotto controllo… qui la vera solitudine, l’incomprensione alla base dei propri piccoli o grandi disagi.

E poi nuove situazioni con equilibri da costruire che rendono manifesto il vuoto in cui si è sempre vissuti con un’identità che ci si è illusi di avere.

L’amore per se stessi, la realizzazione di sé, la voglia di vivere e l’ottimismo: questa è l’eredità che ogni genitore dovrebbe preoccuparsi di trasmettere. il resto viene da sè. forse.