Che il mestiere del genitore sia il più difficile del mondo non sono io a dirlo. Soprattutto perchè figli non ne ho e non ne avrò. E’ bene anche escludere dal ragionamento tutte le situazioni criminali che, come è ovvio, vanno solo condannate e non meritano menzione. Fatte queste premesse, non credo che tutti abbiano il diritto di essere genitori e non credo che la buona fede sia sufficiente a giustificare tutti i comportamenti, anche se leciti. Un figlio nasce come una lavagna bianca su cui il genitore, prima di qualsiasi altro, comincerà a scrivere. Non è un quaderno in cui basta girare pagina per non vedere ciò che è stato scritto prima: le parole si sovrascrivono e ciascuna sarà la base per quelle successive. E poi c’è il colore di sfondo che il genitore tingerà con il suo approccio, i suoi sentimenti e con la sua voglia (o meno) di vivere.
Non si parla di responsabilità, leitmotiv della mia vita. Non credo che i figli ne abbiano, e anche i genitori, in fondo, sono a loro volta vittime dei propri .
Anche se negli anni ci siamo abbuffati di ingombranti sovrastrutture sociali, l’uomo rimane un animale semplice nella sua essenza e credo che le cose fondamentali per una vita felice siano comunque rimaste poche.
Non è importante che la casa sia lussuosa o modesta, l’importante è la sua resistenza agli uragani a cui verrà sottoposta. E tutto parte da lontano, da subito: dal legame silenzioso con la mamma prima e dal rapporto chiassoso con il padre, dopo.
I soldi possono comprare tante cose, soprattutto l’illusione di quella libertà dell’anima che i tuoi genitori non sono stati in grado di tramandarti . Perchè le radici non devono essere sabbie mobili, gli insegnamenti non devono essere comandamenti, l’affetto deve dare respiro, non soffocare.
Figli come un’appendice di chi li ha generati o un mero strumento per la realizzazione del genitore e dei suoi progetti. Figli come controfigure o semplici comparse più o meno marginali, più o meno utili e inconsapevoli che popolano le trame dei film dei propri genitori. E poi le domande, fatte per conoscere e capire o al contrario per sapere e avere tutto sotto controllo… qui la vera solitudine, l’incomprensione alla base dei propri piccoli o grandi disagi.
E poi nuove situazioni con equilibri da costruire che rendono manifesto il vuoto in cui si è sempre vissuti con un’identità che ci si è illusi di avere.
L’amore per se stessi, la realizzazione di sé, la voglia di vivere e l’ottimismo: questa è l’eredità che ogni genitore dovrebbe preoccuparsi di trasmettere. il resto viene da sè. forse.