
Vivono sospesi, in superficie, sorvolano sui problemi, ne prendono le distanze, li negano, li mettono sotto al tappeto sperando che nessuno alzi l’angolo. E’ un mondo scollegato il loro, mentre la vita vera si consuma poco più in basso, in un “deep web” neanche tanto deep e tanto meno web che qualche servizio televisivo di cronaca fa emergere in tutta la sua drammaticità. In questa realtà non ci sono liti di partiti, argomenti di lana caprina, discorsi filosofici o lezioni di economia. Ci sono persone che faticano a vivere, e non da un giorno, ma da anni, come vittime di un ingiusto “fine pena mai”, che hanno situazioni drammatiche ampiamente al di sotto dei diritti inviolabili dell’uomo di cui tutti coloro che contano bellamente se ne fregano. E di fronte a queste situazioni di povertà e degrado il covid è l’ultimo problema, non è altro che una malattia, per cui si può anche morire così come avviene per il cancro, l’infarto o un incidente stradale. Si, perchè parrà strano agli abitanti dei palazzi del potere ma da che mondo è mondo, si nasce, si vive, e per un motivo o per un altro si muore quando il tuo tempo è scaduto: nessuno ne esce vivo.
Sono un popolo di quaquaraqua, parlano così tanto che si dimenticano di agire, o semplicemente decidono di non farlo perché tanto i controllori sono anche i controllati nel paese del buon vino e dell’assurdo. Si vestono con gli abiti della domenica e abitano palazzi pieni di drappi preziosi e orpelli costosi mentre le scuole e gli uffici pubblici cadono a pezzi in senso lato e in senso stretto. Milioni che diventano miliardi per mantenere un lusso appannaggio di pochi che sono diventati troppi. Reti di contatti, collegamenti e commistioni tra lecito e illecito, diventate trama e ordito di un tessuto marcio e insanabile. Sono loro che decidono della nostra vita, loro che uccidono le nostre attività, che azzerano il senso critico e seppelliscono le nostre libertà. Questo è il popolo dei politici, dei ministeri, delle task force, dei dipartimenti, che come quello “di grazia e giustizia” hanno perso strada facendo sia la grazia che la giustizia.
Il problema è che quando alzi l’angolo del famoso tappeto o altri lo alzano per te, quando perdi un pò di quell’ignoranza a detta di molti beata perché tanto cela e tutto appanna, ti appare uno scarpone alla deriva, anzi naufragante. Un relitto che non è in grado di garantire dignità ai suoi marinai ma solo privilegi ai suoi comandanti che altrove sarebbero radiati con disonore. E in tutto questo, francamente, l’orgoglio di essere italiana non lo vedo più così tanto.

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