L’orgoglio di Essere Italiana

Vivono sospesi, in superficie, sorvolano sui problemi, ne prendono le distanze, li negano, li mettono sotto al tappeto sperando che nessuno alzi l’angolo. E’ un mondo scollegato il loro, mentre la vita vera si consuma poco più in basso, in un “deep web” neanche tanto deep e tanto meno web che qualche servizio televisivo di cronaca fa emergere in tutta la sua drammaticità. In questa realtà non ci sono liti di partiti, argomenti di lana caprina, discorsi filosofici o lezioni di economia. Ci sono persone che faticano a vivere, e non da un giorno, ma da anni, come vittime di un ingiusto “fine pena mai”, che hanno situazioni drammatiche ampiamente al di sotto dei diritti inviolabili dell’uomo di cui tutti coloro che contano bellamente se ne fregano. E di fronte a queste situazioni di povertà e degrado il covid è l’ultimo problema, non è altro che una malattia, per cui si può anche morire così come avviene per il cancro, l’infarto o un incidente stradale. Si, perchè parrà strano agli abitanti dei palazzi del potere ma da che mondo è mondo, si nasce, si vive, e per un motivo o per un altro si muore quando il tuo tempo è scaduto: nessuno ne esce vivo.

Sono un popolo di quaquaraqua, parlano così tanto che si dimenticano di agire, o semplicemente decidono di non farlo perché tanto i controllori sono anche i controllati nel paese del buon vino e dell’assurdo. Si vestono con gli abiti della domenica e abitano palazzi pieni di drappi preziosi e orpelli costosi mentre le scuole e gli uffici pubblici cadono a pezzi in senso lato e in senso stretto. Milioni che diventano miliardi per mantenere un lusso appannaggio di pochi che sono diventati troppi. Reti di contatti, collegamenti e commistioni tra lecito e illecito, diventate trama e ordito di un tessuto marcio e insanabile. Sono loro che decidono della nostra vita, loro che uccidono le nostre attività, che azzerano il senso critico e seppelliscono le nostre libertà. Questo è il popolo dei politici, dei ministeri, delle task force, dei dipartimenti, che come quello “di grazia e giustizia” hanno perso strada facendo sia la grazia che la giustizia.

Il problema è che quando alzi l’angolo del famoso tappeto o altri lo alzano per te, quando perdi un pò di quell’ignoranza a detta di molti beata perché tanto cela e tutto appanna, ti appare uno scarpone alla deriva, anzi naufragante. Un relitto che non è in grado di garantire dignità ai suoi marinai ma solo privilegi ai suoi comandanti che altrove sarebbero radiati con disonore. E in tutto questo, francamente, l’orgoglio di essere italiana non lo vedo più così tanto.

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il sud: da vittima a carnefice

Abbiamo scelto il momento sbagliato, purtroppo, per dimostrare un insolito campanilismo, un inaspettato patriottismo turistico.

Si, perché se c’è un motivo, forse l’unico, che ci vede dipendenti e indissolubilmente legati all’Europa, quello è il turismo. Dopo un mea culpa d’ordinanza perchè chi è causa del suo mal pianga se stesso, queste levate di scudi a difendere il bel paese con fare stizzito verso il resto del mondo che ci esclude, non solo è patetico ma anche e soprattutto stupido.

Il resto del mondo non ci vuole? chissenefrega, ce ne stiamo in Italia con le nostre bellezze. Peccato che chiudersi a riccio e fare la pernacchia agli stranieri di certo non giova e anzi danneggia non poco. A parte il nostro governo con quell’ideona del bonus vacanze, nessuno potrebbe mai credere in coscienza che gli italiani potrebbero salvare le attività turistiche del bel paese. E se è ininfluente il fatto che gli italiani consumino le vacanze in casa propria, non lo è altrettanto la mancanza di stranieri in Italia.

Ma c’è un fatto ancora più grave che non riguarda altri se non casa nostra e che si riflette poi oltre confine su chi oggi ci emargina giudicandoci untori. La malattia, si sa, fa emergere senza filtri la vera natura delle persone e nella maggioranza dei casi le evidenze sono deludenti e a tratti inaspettate. I meridionali che gridavano razzisti ai confratelli, si scoprono oggi militanti tra le file dei razzisti con latitudini opposte. Chi soffriva un certo senso di invidia rispetto al nord, trova oggi modo e motivo per prendersi una rivincita, per godere della fortuita superiorità dovuta ad un inspiegabile disinteresse del virus rispetto al territorio e popolo meridionali. E così si assiste ad un accanimento nei confronti del popolo del nord caratterizzato dall’ingratitudine che grida vendetta, immemore di anni e decenni di aiuti a fondo perso, di casse del mezzogiorno senza fondo, di sostegni e integrazioni, di assistenze sanitarie, economiche e sociali. “State a casa vostra” con i vostri laghi e le vostre montagne: noi stiamo bene anche da soli. questa è l’Italia, con una divisione atavica insanabile perchè l’invidia è una brutta bestia e non basta una pandemia per annullarla. Questa è l’Italia ignorante e sconsiderata che non pensa alle conseguenze che parole del genere potrebbero avere in persone con dignità, onore e credibilità. Ma noi siamo italiani, con la memoria di un pesce rosso, la coerenza di un camaleonte e la rettitudine di un gambero. E quindi? in men che non si dica, tutti avranno dimenticato tutto tornando a fare ciò che converrà fare.

Ma per favore, smettiamola di salire in cattedra a fare le morali perchè tutti siamo vittime e tutti carnefici, in un gioco di ruoli che si alternano svelando a seconda della situazione una cattiveria e un egoismo senza ritegno.

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La Somma di Zero Virgola…

C’è una cosa che mi infastidisce da quando è iniziata l’emergenza corona virus e continua a disturbarmi nonostante siano passati mesi. Non vorrei essere fraintesa e una premessa è doverosa: le donazioni a fin di bene sono encomiabili.

Ciò detto, il reiterarsi di inviti incessanti a versare somme per la protezione civile con tanto di conto corrente in evidenza, mi indispone parecchio. Tante persone generose, tante donazioni ad uno stato che non se le merita, che non ha la virtù di saperle spendere con profitto, di distribuirle con efficacia e di ottimizzare gli sforzi di chi si priva ulteriormente in un momento di difficoltà e incertezza. Il Gran Visir di tutti i visir che tanto sapientemente dovrebbe gestire il comparto viene investito di grandi responsabilità anche economiche e remunerato con somme ragguardevoli che per decenza e poca trasparenza non è dato sapere.

E’ cosa nota che il commissario Arcuri, dopo essere approdato a Invitalia, tanti anni fa, aveva uno stipendio annuale di 950 mila euro per poi ridursi a “soli” 300 mila “tutto compreso” a seguito di alcuni tagli. Oggi non si sa a quanto ammonti il suo salario con questo nuovo incarico: ciò che è certo, è che se dovesse risarcire i contribuenti per la pessima gestione, lo ritroveremmo annoverato nelle file della caritas checchè ne dica il di lui protettore Conte. Si, perché se Arcuri fa un errore, piuttosto che fare ammenda ne fa un altro più grande… come i matrimoni riparatori: nodi su nodi che quando vengono al pettine son dolori. E pensare che proprio lui, su Repubblica, il 26/4/2014 tuonava: “Stipendi legati ai risultati…..così si volta pagina”.

E lo sanno bene le aziende che hanno convertito la loro produzione in mascherine con investimenti importanti e che si sono poi trovati il prezzo calmierato inferiore al costo di produzione. Ma anche allora il nostro “eroe” non è certo tornato sui suoi passi, impegnandosi a comprare comunque le mascherine a prezzo più elevato, tanto, come si dice, paga pantalone e magari a babbo morto! Il solito pasticcio all’italiana che non ha ne capo né coda ma una grande emorragia di risorse nel mezzo.

Ma il nodo cruciale sono i soldi che anche se pochi diventano tanti quando sommati. Avete mai provato a rifare la somma dello scontrino del supermercato perchè sembrava sbagliata? Io sì e sempre con la solita domanda in testa “come posso avere speso tanto comprando solo prodotti da pochi euro, da “zero virgola”? Ma è la somma, diceva Totò, che fa il totale e la somma ahimè non è mai sbagliata.

E allora, smettiamola di credere che non può essere questo stipendio o quella spesa evitata in grado di risolvere la situazione perchè a nessuno di noi, umili commentatori, è dato saperlo. In un bilancio famigliare, così come in un’azienda si sommano le entrate e si ponderano le uscite. Tutte le uscite, perché non ci sono rivoli o rivoletti che le possano ripianare.

Mi piacerebbe perdere giorni ad analizzare una bella estrazione di dati in excel dal titolo “persone a libro paga statale”: manager e salariati vari, dipendenti rai, uffici pubblici, politici, uscieri e via dicendo. Una bella lista completa, un bel grassetto che evidenzi il totale, un bel filtro, una pivot e via con i tagli… per poi aprire un altro foglio con un altro titolo e così fino allo sfinimento…

Troppo semplice? Forse, ma i burattini che si alternano nei teatrini di inutili commissioni, incarichi e poltrone sono sempre gli stessi: c’è chi prende 10 stipendi e chi non ne prende uno, chi ne prende uno che vale 10 o 10 che valgono uno. E allora fino a quando chi spende (noi) non saprà con trasparenza e ordine quanto si spende, quanto si incassa e quanto viene “parcheggiato” chissà dove, non ritengo di dover alimentare un calderone indistinto e confuso dal quale poter attingere a piene mani senza scrupoli .

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Non siate Buoni!

Lo diceva anche un carosello degli anni 70: ” ai bambini buoni…la dolce euchessina” come se una purga avrebbe mai potuto essere l’ambita ricompensa per essere stati buoni. Ebbene, ironia della sorte, anche a noi “buoni” di oggi è riservato lo stesso destino color marrone perché se un governo multa onesti cittadini che garbatamente, seduti a distanza di sicurezza e indossando mascherine, protestano rivendicando di poter lavorare…il color cioccolato, e solo quello, non può che arrivare al collo, e oltre.

Sempre più pressante emerge un dubbio: saremo mica troppo bravi? Si perchè in Italia il mondo ruota al contrario e l’educazione, la correttezza, il merito, la trasparenza e tutte le buone qualità non hanno mai fatto tanta strada. E anche in questo caso, gli unici effetti sortiti sono stati lo sdegno, purtroppo sterile, di altrettanti onesti cittadini, e un’indebitamento aggiuntivo causa multe. Nell’era dei tutorial più o meno utili, più o meno improbabili, perchè un supertecnico del diritto non si prende la briga, e di certo il gusto di dare a questi cittadini il consiglio giusto, per contestare le multe e non pagarle? Perchè non guida gli imprenditori verso la libera scelta consapevole di aprire le proprie aziende nel pieno esercizio dei diritti inviolabili, senza il terrore di repressioni e ammende?

Tutti parlano, tutti si arrabbiano, tutti sperano e tutti si appellano. Le parole non servono più, inutile arrabbiarsi passivamente, pleonastico sperare in qualcosa che non può arrivare dal cielo ma dalla volontà, e assolutamente idiota appellarsi alle persone sbagliate. Le cose giuste vanno fatte, pretese e difese.

Chi ha i mezzi li metta a disposizione di chi non li ha, chi ha le conoscenze per riappropriarsi della libertà trafugata le spartisca perchè non si va da nessuna parte se ad essere condivise sono solo le ricette di cucina da casa, e non quelle del successo che va perseguito ricominciando a vivere anche fuori casa.

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L’Italia Non Eroga, Stanzia!

“Stanziamo, abbiamo stanziato, stanzieremo…” stanziare è diventata la parola d’ordine che dovrebbe acchetare gli animi e infondere fiducia. I miliardi, questi sconosciuti, si trovano “stanziati” ( o è meglio dire “spiaggiati”?) anche se non si sa dove e non si sa per quando. E come per diretta emulazione di quel dì in cui vennero moltiplicati pani e pesci, il nostro Governo fa mostra di miliardi, appunto stanziati, che come figure mitologiche rimangono nel limbo del nostro immaginario. E anche se l’autorevole Treccani identifica i verbi “stanziare ed erogare” come sinonimi, sappiamo che, almeno per l’Italia e il suo Presidente, così non è.

stanziare /stan’tsjare/ [der. di stanzia, var. ant. di stanza “dimora”] (io stànzio, ecc.). – ■ v. tr. (finanz.) [stabilire di versare una somma per uno scopo, con la prep. per del secondo arg.: s. centomila euro per la ricostruzione di una zona terremotata] ≈ allocare, assegnare, destinare, erogare. ■ stanziarsi v. rifl. [detto di masse e popoli, fissare la propria sede, spec. con le prep. insus. in Italia, sulle Alpi] ≈ impiantarsi, insediarsi, installarsi, stabilirsi. ↔ allontanarsi (da), emigrare (da), trasferirsi (da).

Treccani

Quanto ai soldi erogati, infatti, entriamo nel campo delle barzellette, del ridicolo, dell’inadeguato e dell’insufficiente. E poi ci sono i soldi donati che non hanno nulla a che vedere con l’immaginario: sono soldi veri, i quattrini di cui si privano cittadini e aziende per realizzare ciò di cui dovrebbe farsi carico lo stato.

Stando ad un articolo molto interessante di Milena Gabanelli sull’autorevole Corriere della Sera si stima che al 21/4/20 le donazioni ammontano, per difetto, a circa 525 milioni di euro poiché sono escluse tutte le raccolte fondi locali. Numeri che inorgogliscono ma che fanno emergere una condotta oscura, inspiegabile e condannabile che è l’incapacità di spendere le risorse. Per esempio, la Protezione civile, e tutte le menti eccelse che la coordinano, a fronte di quasi 128 milioni ricevuti è riuscita a spenderne solo 34. Non è che sia prevenuta, ci mancherebbe, ma visto il peggioramento nella “coordinazione” mi domando se l’unico neurone di cui fosse dotato inizialmente Arcuri, si sia nel frattempo suicidato per solitudine e confinamento in una testa vuota. In effetti, fissare il prezzo delle mascherine in modo arbitrario per poi risarcire i rivenditori dilapidando risorse importanti (vedi alla voce soldi “sprecati”) vuol dire, in generale, essere “fuori come un poggiolo” come direbbero a Savona e, nello specifico, essere irrimediabilmente ignoranti in materia economica con buona pace del supervisore Conte che lo supporta.

Non mi resta che sorridere al capitolo “rendiconto e trasparenza” dello stesso articolo del Corriere perchè secondo la citata autrice, esiste un punto fermo, un garante della trasparenza e rendicontazione ovvero “l’art. 99 del DL 18 marzo 2020 numero 18, il cosiddetto «Cura Italia», prevede che al termine dello stato di emergenza nazionale la rendicontazione sia pubblicata da ciascuna pubblica amministrazione sul proprio sito internet. ”

Possiamo quindi stare tranquilli che nessuno dei milioni di euro donati in buona fede finirà in rivoli più o meno copiosi con “destination unknown”.

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Mattarella: l’Assente ingiustificato.

In Italia abbiamo un presidente della Repubblica che si chiama Sergio Mattarella e che di quando in quando fa le sue apparizioni per discorsi demagogici e banali come l’ultimo e imbarazzante intervento del 1 maggio, in cui pone l’accento sulla centralità del lavoro. Innanzitutto, per chiarezza, è bene far luce sul “mansionario” del Presidente e wikipedia, senza troppe pretese, ci aiuta con un riassunto efficace:

Il Presidente della Repubblica Italiana, nel sistema politico italiano, è il capo dello Stato italiano, garante della Costituzione e rappresentante dell’unità nazionale. Inoltre egli non è a capo di un potere particolare (legislativoesecutivo o giudiziario), ma li coordina tutti e tre; ovvero compie atti che riguardano ciascuno dei tre poteri, come stabilito dalla Costituzione italiana.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Ebbene, di certo non è garante della Costituzione visto che Conte e i suoi compagni di merende l’hanno ampiamente calpestata senza che nessuno, e tantomeno lui, si opponesse. Quanto all’unità nazionale, sta scomparendo in nome dell’arte dell’arrangiarsi, operata delle varie regioni che cercano, ognuna a modo suo, di salvare i propri cittadini da leggi dissennate, poste in essere da un governo che vuole morti i propri contribuenti, ma non per covid. E, dulcis in fundo, il nostro Sergio Nazionale dovrebbe, e dico “dovrebbe”, coordinare ovvero compiere atti relativi al potere legislativo, esecutivo e giudiziario.

Appurato che non fa nemmeno questo, è chiaro che il suo contributo all’azienda Italia è prossimo allo zero, e che se fosse stato dirigente in un’azienda privata l’avrebbero già accompagnato alla porta senza troppi convenevoli. Per questi motivi, rosa dalla curiosità di sapere, invece, quanto il popolo italiano contribuisca a rimpolpare il suo conto corrente, mi sono imbattuta in un sito molto interessante. Ne “iltuosalario.it” si legge che il nostro capo di Stato, nato a Palermo nel 1941, percepisce 331.000 euro all’anno che al giorno sono la bellezza di 1273,08 €. Basterebbe questo per un’indignazione di massa ma il confronto con altri suoi pari ma con responsabilità e incarichi ben più gravosi lascia davvero senza parole. Il presidente della Cina Xi Jinping forse non fa testo con i suoi 18.725€. all’anno e quasi intenerisce ma se lo confrontiamo con Macron (181680€./anno), Putin (126.152€./anno), Trump (365.368€./anno) o la Merkel (350.000€./anno), appare evidente che la meritocrazia in Italia esiste solo scritta nel vocabolario.

Erano persone che non sapevano fare niente, tranne che mangiare. Mangiavano da professionisti.

Totò, Peppino e le fanatiche, 1958

In compenso bisogna ammettere che Mattarella è un uomo molto generoso con i soldi dei contribuenti: lo scorso 19 gennaio 2018 ha scelto di nominare come senatrice a vita Liliana Segre, reduce dell’Olocausto. Una domanda sorge spontanea: perchè non regalarle semplicemente una medaglia al valore o un attestato o un qualsiasi altro riconoscimento? Simbolicamente avrebbe avuto lo stesso valore, il povero stivale avrebbe risparmiato 276.639 €. all’anno, e non avrebbe avuto un costo anche dopo il passaggio a miglior vita della prescelta perchè, come la storia insegna, gli eredi non mancheranno di batter cassa per la “giusta liquidazione”.

Grazie Presidente.

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Venghino Siori, Venghino!

Siamo tutti stupidi, arrendevoli, in buona fede. Tutti vittime, tutti senza secondi fini, tutti guidati dal bene comune e dall’onestà intellettuale… forse no.

Il governo pone limiti e prescrizioni che solo scriteriati potrebbero proporre e gli italiani anziché contestarli con dati alla mano, pensano a come fare ad ottemperarli, anzi, a come superarli! Vuoi la distanza di 1 metro e mezzo tra un ombrellone e l’altro in spiaggia? Nessun problema, ti faccio vedere che riesco a mantenere una distanza sociale di 2 metri perchè sono anche più bravo di quello che pensi. Vuoi la mascherina? Subito pronte in pitone, plastica, pelle o pelliccia, con o senza personalizzazioni, con o senza loghi… tutto è business e tutto serve. Chi può si reinventa, si arrangia e cavalca l’onda. Se trovi il modo per sbarcare il lunario, se trovi il modo per fare business, per riconvertirti , per sopravvivere, allora va bene tutto, anzi, più la “moda Covid” dura e meglio è. La logica di Cesare è sempre la stessa: “se non puoi sconfiggere il tuo nemico, fattelo amico”. I principi, l’ identità, la coerenza…al diavolo questi sconosciuti…e se qualcuno muore per strada, è il giusto prezzo da pagare per il progresso.

Ma si potrebbe mai dare torto a chi si arrangia in un paese che premia i più furbi, che fa del merito una pecca e della correttezza una forma di stupidità?

“Venghino Siori Venghino,…. That’s Entertainment”

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Yes Mes, No Mes, why Mes?

Uno dei modi più semplici per sviare l’attenzione dai temi più importanti è parlare di argomenti tecnici che nemmeno gli addetti ai lavori sono certi di comprendere interamente. Yes Mes, No Mes, Why Mes? boh… in compenso no news sull’arrivo dei soldi alle imprese per pagare la cassa integrazione, sui dettagli di una fase 2 sostenibile, sulla promozione delle attività economiche per un rilancio apprezzabile.

L’uomo ha la memoria corta e non solo perchè sovente pecca di irriconoscenza ma anche perchè meccanismi di autoconservazione rimuovono ricordi spiacevoli. Tuttavia non si può dimenticare che già prima del lockdown la situazione economica in Italia fosse disastrosa, che i negozi rischiavano di chiudere ogni giorno per il crollo dei consumi, che le aziende lottavano per rimanere a galla o quantomeno per non affogare totalmente. E allora mi domando: non è forse basilare escogitare strategie per rilanciare la domanda e riattivare i consumi sopiti da anni non foss’altro che per la mancanza del tanto bistrattato denaro? E invece è più facile occuparsi e ossessionarsi dalla gestione di persone in coda – che non ci saranno- per entrare negli stessi negozi che stavano per chiudere prima del covid. Probabilmente il trend sarà peggiore di quello che abbiamo lasciato e infatti le prospettive rilevano indispensabili aumenti dei prezzi per bilanciare gli enormi costi degli adeguamenti per la riapertura e una contrazione psicologica dei consumi conseguente ad una affrancazione da usi e costumi forzatamente abbandonati. Non siamo più schiavi della lotta al capello fuori posto, possiamo esistere e apparire anche in tuta da ginnastica senza l’abito “da urlo”, siamo in grado di preparare cenette di tutto rispetto senza per forza uscire a cena e magari ci divertiamo pure ( la sottoscritta a parte) e abbiamo rivalutato i rapporti personali rispetto ad un consumismo fine a se stesso. Cosa ci fa pensare che la situazione economica delle attività che riusciranno a riaprire dopo 2 mesi migliorerà? Forse ci sarà meno concorrenza, secondo la logica medioevale “mors tua vita mea”, ma verrà quanto meno controbilanciata dallo scotto di terribili dispositivi anticontagio che non faranno che ricordarci in ogni istante la fragilità della vita.

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Chi ci salva?

Ci sono momenti in cui implodere sembra l’unica via di uscita per far esplodere un sistema Italia che ha buchi in ogni dove e fa acqua da tutte le parti.

Applaudire la Meloni e Salvini, condividere ogni singola parola di Porro, la cinica onestà di Feltri, la linearità di imprenditori come Briatore o Marzotto, le considerazioni intelligenti di Capezzone: sono loro che tentano di mostrare a noi miserabili una via di uscita, un’analisi razionale di ciò che accade ma alla fine sono solo parole. Siamo sempre più informati e impotenti: ma qual è il senso se restiamo marionette nelle mani dei burattinai ? Che ci piaccia o no, siamo l’immutabile “popolo bue” che ha bisogno di indicazioni, di istruzioni per agire, e che se cade nelle mani sbagliate, la sua natura arrendevole, docile e ubbidiente ne decreta la rovina e la caduta libera in un burrone senza fine. Esagerata o disfattista? Forse solo pragmatica e disincantata, visto che sono riusciti a imprigionarci per 2 mesi senza possibilità di replica e di scelta anche adesso che un’idea ce la siamo fatta e che vorremmo, prudentemente, riprendere una vita. Non quella di prima, per carità, certo che no, ma un’esistenza nuova, viva e libera anche se limitata forse per un pò.

E dopo l’era dei politici, dei virologi e delle task force, dopo l’era degli psicologi, degli economisti e dei filosofi, degli accademici e dei tecnici onniscienti, se saremo fortunati arriverà l’era degli imprenditori “con gli attributi”, illuminati e di buon senso. Penso all’industriale di Ivrea e al suo equilibrio tra profitto, democrazia e giustizia sociale, penso a tutti coloro che hanno reso le loro aziende delle eccellenze non dimenticando il benessere dei propri dipendenti. Dovranno essere condottieri molto preparati, capaci di “gestire le leggi” costituzionali e no per scalzare chi oggi indegnamente detiene il potere. Dovranno prenderci per mano, traghettarci fuori da questa melma nauseabonda con la destrezza di chi sa cosa fare, con l’audacia di chi non conosce la paura che paralizza i pavidi, con la diligenza del buon padre di famiglia che non dimentica nessuno dei suoi figli, per riguadagnare la libertà che hanno tolto a tutti e la dignità che hanno rubato a molti e rilanciare con orgoglio il made in Italy e ciò che ci ha fatto grandi nel mondo.

Perché, in fondo, e neanche tanto, l’Italia non è altro che un’ azienda da risanare con grandi potenzialità.

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Ogni limite ha una pazienza.

Totò a colori, 1952

Gabbie in plexiglass per le spiagge, nastri di lavoro 7 giorni su 7, turni scaglionati per evitare i picchi di traffico e chi più ne ha più ne metta, perché la fantasia oggi viene stimolata per complicare la vita e per renderla più difficile di quanto già non sia, non certo per trovare soluzioni di buon senso per alleggerire il mal di vivere.

Il sistema politico sta progressivamente ampliando lo spazio mediatico destinato a psicologi e psichiatri perchè non si può ignorare ancora per molto il potere egemone della mente. E’ però doveroso ammettere che i luminari della medicina, difensori della nostra salute, collezionano fallimenti come la Pellegrini medaglie alle Olimpiadi, e allora si gira la ruota, sperando che la sorte, con gli psicologi, abbia pietà di noi. Credo fortemente che la psiche, nell’uomo, abbia un ruolo preminente rispetto al corpo, e che il motto “mens sana in corpore sano” dovrebbe essere addirittura invertito ma parimenti sono convinta che la mobilitazione in materia sarà minima. Guarire una persona dal covid e lasciarne morire 10 per depressione non è certo una vittoria però non fa statistica. E di certo non sono richieste doti ultraterrene o di prescienza per sapere che le psicosi, i malesseri, le sindromi o i complessi, uniti a disagi di varia natura e tipo, e più o meno gravi, abitano e abiteranno le nostre case e le nostre vite e che, come per tutto il resto, spetterà a ciascuno trovare il modo di uscirne.

E’ in questo panorama che lo slogan “andrà tutto bene” risuona sempre più inadeguato così come l’ # iorestoacasa ha smarrito strada (non) facendo il suo buon senso. Siamo ostaggi dei nostri sequestratori, siamo circondati da “poveretti” vittime della sindrome di Stoccolma che inneggiano al governo, siamo schiacciati da presunti onniscienti che fanno del terrorismo gratuito senza soluzione di continuità. E ancora ci impediscono di lavorare, di far vivere le nostre attività, ci obbligano a farle morire lentamente e noi, con loro.

Mi piacerebbe che qualche illustrissimo studio di avvocati di grido confezionasse una difesa a prova di cassazione per difendere il nostro diritto al lavoro. Mi piacerebbe che chiunque volesse liberamente riprendere la propria attività trovasse in questo strumento la possibilità di ribellarsi ai dettami di uno stato ormai nemico e del tutto sconsiderato.

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