
I “nostri” personaggi l’autore l’hanno trovato, e noi, pubblico di spettatori paganti, aspettiamo con stanca rassegnazione che il dramma abbia inizio. La nostra libertà è nelle loro mani, almeno per il momento, e le premesse sono un programma, visto che dopo pochi giorni il “dream team” si pone la stessa domanda chiave che ci poniamo tutti: “Ma allora noi cosa ci stiamo a fare?” Titola il corriere della sera firmato Galluzzo e Salvia. Ma il direttore capocomico non si arrende e rivendica per lui e la sua compagine un ruolo di primo piano nella gestione del paese perché non si muove foglia che Colao non voglia. Sulla loro vita privata si sa poco o nulla: non sarebbe un problema per noi comuni mortali ma visto che i giudici con quella di Berlusconi ci hanno campato per decenni, perchè non avere anche da loro qualche accenno? Anche i profili social sono snobbati, forse perché molti membri della task force svolgono contemporaneamente un numero di incarichi da supereroi. Di certo il loro mantra non è uguale a quello del patron di Moncler che da anni ripete “fare poche cose, ma bene” e, aggiungo, citando Benjamin Franklin, “ben fatto è meglio di ben detto”.
Ma il tempo non si adatta ai ritmi della politica centrale, e scorre inesorabile, così le regioni cercano di arrangiarsi come possono, attivandosi in collaborazione con pool di esperti che hanno abilità e capacità da vendere. Non sempre bisogna complicarsi la vita e inventare quello che non c’è, a volte è sufficiente rimanere con i piedi per terra e indirizzare lo sguardo nel panorama delle eccellenze per trovarne svariate che caratterizzano la bella Italia. Università e istituti scientifici sono delle vere e proprie task force organizzate e specializzate ben felici di fornire supporto di valore così come dimostrato dalla regione Veneto.
Ma Conte e i suoi scudieri preferiscono procrastinare e crearne di nuove perché il fattore tempo gioca per loro un ruolo accessorio: chi decide non vive in 40 mq o in quartieri disagiati, non ha bisogno di ricevere l’elemosina dal governo per pagare le bollette, non rischia il posto di lavoro perché la sua azienda potrebbe non riaprire più. E allora ripenso a quel reality di anni fa in cui mogli sventurate venivano catapultate nella quotidianità di spose privilegiate a cui capitava una sorte inversa. Mi piacerebbe che Conte e la sua corte dei miracoli potessero vivere un’esperienza simile in realtà tanto disagiate quanto bisognose per capire in un attimo quello che probabilmente non capiranno in una vita.
Voi no?

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