Povertà o ricchezza?

Mi addentro per caso e per pochi minuti nelle dinamiche di Nomadelfia guardando un programma in tv. mi commuovo. mi informo.

Mi accorgo che non hanno nulla di quello che ho io e che io non ho nulla di quello che hanno loro.

Sembra un pianeta diverso, abitato dalla versione migliore del genere umano. Condivisione, aiuto reciproco, accoglienza, semplicità, amore, fratellanza. Sembra tutto naturale e scontato ma non credo lo sia. Credo sia il risultato di un percorso non senza difficoltà, conflitti e problemi ma che porta in un “altrove” per pochi. Un’isola felice per loro, che può risultare troppo difficile per chi, come me, è un povero consumista del XXI secolo allo sbando.

Rendersi utile, aiutare chi ha bisogno, ricomprendere l’io nel noi: forse questa la ricetta per riempire il vuoto, per dare un senso ad una vita che non sembra averne. Ma serve coraggio, e quanto, per mettersi un passo indietro, per uscire dall’egoismo, per archiviare il possesso come espressione dell’essere. Comprendere l’altro, accettarlo e amarlo com’è, perdonarlo se necessario. Non uno, non due, ma tanti, tutti. E non una volta, non due, ma sempre.

Una vocazione, un traguardo tanto difficile quanto prezioso è il risultato che si raggiunge. Non è per tutti ma solo per i migliori: non si può comprare, non si può barare, non ci sono coincidenze fortuite o scorciatoie. E non si può fingere perchè se non lo sei, non resisti.

Forse questo stile di vita limita il “progresso” tecnologico e sociale ma siamo davvero sicuri che si tratti di progresso e che ci sia molto da rimpiangere?

Lunga vita a Nomadelfia e agli Illuminati che la popolano.

3 pensieri riguardo “Povertà o ricchezza?

  1. Ma ci credi che Lina ed io proprio ieri parlavamo di te?

    Come stai? Ma com’è andata a finire la storia con gli USA? Ci siamo lasciate che stavi scegliendo gli abiti.

    Un bacione

    Paola

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